Professore ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, di cui è stato direttore dal 2020 al 2024 e vicedirettore dal 2016 al 2020 e dove ha ricoperto la carica di coordinatore del Dottorato di ricerca in Architettura e poi di Urban Future Studies.
Dal 2020 è membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici come esperto di pianificazione territoriale e urbanistica. Dal 2011 al 2016 è stato Segretario Generale dell’INU e poi Presidente di INU Edizioni fino al 2020. Prima ancora (2008-2011) ha diretto la Fondazione Giovanni Astengo.
Le sue ricerche riguardano le forme e i metodi di governo del territorio ispirati ai principi della governance cooperativa e la loro traduzione operativa nei progetti urbani di governo. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca competitivi e ha redatto, o contribuito a redigere, diversi strumenti di pianificazione a scale differenti, diffondendone sistematicamente gli esiti in ambito scientifico e professionale
La città degli altri
Negli ultimi decenni molte città europee, e in particolare le città d’arte e i centri storici ad alta attrattività, sono state investite da flussi turistici di intensità crescente. Un fenomeno inizialmente interpretato come opportunità economica si è progressivamente trasformato in una questione urbana strutturale, capace di incidere in profondità sull’organizzazione spaziale, sociale e funzionale della città. In questi contesti, il turismo non si limita più ad affiancare le funzioni urbane tradizionali, ma tende a ridefinirle, fino a divenire un vero e proprio principio ordinatore della vita urbana. È in questo quadro che prende forma quella che qui viene definita la città degli altri: una città sempre meno costruita attorno ai bisogni quotidiani dei suoi abitanti e sempre più modellata sulle esigenze di utenti temporanei, visitatori, city users globali. Cambiano le priorità, cambiano i servizi, cambiano i ritmi. Lo spazio pubblico si trasforma in palcoscenico, il commercio in offerta monodimensionale, l’abitare in funzione residuale o finanziarizzata. La città, pur rimanendo formalmente la stessa, smette di essere vissuta come luogo dell’abitare stabile e diventa dispositivo di consumo.