Giuseppe De Luca

Professore Ordinario di Urbanistica presso Università di Firenze

Giuseppe De Luca

Professore Ordinario di Urbanistica presso Università di Firenze

Professore ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, di cui è stato direttore dal 2020 al 2024 e vicedirettore dal 2016 al 2020 e dove ha ricoperto la carica di coordinatore del Dottorato di ricerca in Architettura e poi di Urban Future Studies.

Dal 2020 è membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici come esperto di pianificazione territoriale e urbanistica. Dal  2011 al 2016 è stato Segretario Generale dell’INU e poi Presidente di INU Edizioni fino al 2020. Prima ancora (2008-2011) ha diretto la Fondazione Giovanni Astengo.

Le sue ricerche riguardano le forme e i metodi di governo del territorio ispirati ai principi della governance cooperativa e la loro traduzione operativa nei progetti urbani di governo. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca competitivi e ha redatto, o contribuito a redigere, diversi strumenti di pianificazione a scale differenti, diffondendone sistematicamente gli esiti in ambito scientifico e professionale

La città degli altri

Negli ultimi decenni molte città europee, e in particolare le città d’arte e i centri storici ad alta attrattività, sono state investite da flussi turistici di intensità crescente. Un fenomeno inizialmente interpretato come opportunità economica si è progressivamente trasformato in una questione urbana strutturale, capace di incidere in profondità sull’organizzazione spaziale, sociale e funzionale della città. In questi contesti, il turismo non si limita più ad affiancare le funzioni urbane tradizionali, ma tende a ridefinirle, fino a divenire un vero e proprio principio ordinatore della vita urbana. È in questo quadro che prende forma quella che qui viene definita la città degli altri: una città sempre meno costruita attorno ai bisogni quotidiani dei suoi abitanti e sempre più modellata sulle esigenze di utenti temporanei, visitatori, city users globali. Cambiano le priorità, cambiano i servizi, cambiano i ritmi. Lo spazio pubblico si trasforma in palcoscenico, il commercio in offerta monodimensionale, l’abitare in funzione residuale o finanziarizzata. La città, pur rimanendo formalmente la stessa, smette di essere vissuta come luogo dell’abitare stabile e diventa dispositivo di consumo.

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